IL CANE

    

Se si considerassero soltanto le qualità e le attitudini intellettuali, si dovrebbe senza dubbio collocare il Cane al primo posto fra tutti i carnivori, avendo esso un'intelligenza molto più sviluppata rispetto ai felini. Questi ultimi, tuttavia, hanno maggiore armonia di forme dei cani. Alcuni naturalisti collocano, fra i cani e i felini, le iene, e in queste vogliono trovare l'anello di congiunzione fra la famiglia canina e quella felina.
I cani formano una famiglia ben distinta; nella corporatura non sono molto diversi dai felini; e, per quanto ne siano lontani per l'impronta esterna e la struttura interna, per i particolari e per il modo di vita e per le abitudini, ad essi si avvicinano tuttavia sotto l'aspetto fisico.
Hanno forme smilze, il tronco posa su alte ed esili gambe con piccoli piedi; la testa è piccola, il muso aguzzo, il naso ottuso e prominente. Il collo è sottile e il tronco raccolto all'inguine, la coda è corta e spesso ben fornita di peli. I piedi anteriori hanno cinque dita, mentre i posteriori ne hanno quattro; le dita sono armate di forti unghioni, non retrattili. Gli occhi sono grandi, le orecchie grosse e aguzze, le mammelle numerose sul petto e sul ventre. La dentatura è robusta: i denti incisivi sono grossi, specialmente quelli della mandibola superiore: i denti laceratori sono stretti e ricurvi, i molari tricuspidati; di questi, tre sono nella mascella superiore e quattro nella inferiore; le mandibole sono molto allungate.
La colonna vertebrale è formata di 20 vertebre dorsali e lombari, di tre sacrali, ed ha da 18 a 22 vertebre caudali. Tredici paia di costole formano il torace e, di queste, nove sono vere e quattro false. La clavicola è contorta, il bacino forte.
Il canale digerente è caratterizzato da uno stomaco tondeggiante; l'intestino ha da quattro a sette volte la lunghezza del corpo.
I cani si distinguono dai felini anche per il tipo di cibo preferito, molto meno esclusivamente animale, cosa che porta a concludere che i cani devono essere meno feroci, crudeli e avidi di sangue. La stessa espressione del muso del cane dimostra sempre una benevolenza che è ignota ai felini, il cui muso denota ferocia, sicurezza e fiducia in sé.
I cani comparvero sulla terra in epoche antichissime. I luoghi solitari ed incolti, i boschi, i deserti sono la loro dimora. Alcuni hanno una tana più o meno stabile, nella quale per lo più si soffermano finché cresca la prole; altri si scavano nel suolo la loro dimora; altri ancora preferiscono usufruire di quelle che trovano già pronte.
Fra i cani, alcuni conducono una vita notturna, altri semi-notturna, altri sono invece amici della luce. I cani notturni vivono, di giorno, nascosti nel folto dei boschi o nelle tane, ed escono di notte soli o in compagnia; a volte percorrono molte miglia, cacciano col favore dell'oscurità e allo spuntare del giorno si nascondono nella prima tana che trovano. Raramente vivono a coppie, preferendo adunarsi in grosse schiere, ciò che dimostra la socievolezza del cane.
Al contrario dei felini, i cani non possono arrampicarsi, né spiccare salti molto alti; ma per le altre abilità fisiche sono senz'altro superiori: eccellenti corridori, reggono meravigliosamente alla corsa; nuotano con vera maestria; camminano poggiandosi soltanto sulle dita, ma con un incedere alquanto obliquo, poiché non posano i piedi in linea retta davanti a sé. I sensi del cane sono eccellenti: per l'udito sono leggermente inferiori ai felini ma l'olfatto e la vista raggiungono uno straordinario grado di acutezza.
Le facoltà intellettuali sono sviluppatissime, soprattutto nei cani che vivono con l'uomo ed è appunto questa intelligenza che ha legato l'uno all'altro.
I cani si cibano per lo più di materie animali. Mangiano la carne fresca altrettanto volentieri di quella già putrida.
Rosicchiano volentieri le ossa. Si nutrono inoltre di pesci, rettili, insetti, miele, frutta e persino di piante, radici, erba e musco.
La fecondità dei cani è maggiore di quella dei felini. A volte il numero dei loro nati giunge al limite estremo della fecondità del mammifero; in media partoriscono da quattro a nove figli, ma in alcuni casi eccezionali si sono visti nascere perfino quindici e ventuno cani. Fra i lupi e le volpi accade sovente che un maschio, a volte il padre, insegua la giovane prole e la divori. In generale però la società difende i piccoli e la madre ne ha sempre una enorme cura.
La numerosa famiglia dei cani, infine, così vicina all'uomo per l'intelligenza e l'affetto della maggior parte di essa, è utile anche per il pregiato pelo di alcune specie di cani, per la pelle e per i denti.
I cani si possono distinguere in tre grandi divisioni, che a loro volta si suddividono in gruppi. Le divisioni comprendono: i lupi o cani con la pupilla rotonda e la coda corta; le volpi con la pupilla lineare e la coda lunga ricoperta da folti peli; le iene, veri cani notturni, con la pupilla tonda, il corpo massiccio, il pelo lungo e arruffato, la coda corta.
Nessun animale, in tutta la terra, merita più del cane la stima, l'amicizia e l'amore dell'uomo, perché il cane è parte dell'uomo stesso, è un elemento importante per la felicità e la prosperità dell'uomo.
«Il cane» dice Federico Cuvier «è la conquista più notevole e più utile che l'uomo abbia fatta perché tutta la specie è diventata proprietà nostra; ogni individuo di questa specie appartiene tutto all'uomo, al suo signore; si educa a seconda del suo bisogno, ne sa riconoscere e difendere la proprietà e gli rimane devoto fino alla morte. E questo non proviene da bisogno o timore, bensì da puro amore e da affetto».
Il cane si è diffuso con l'uomo su tutta la superficie della terra; anche fra i popoli meno progrediti, più rozzi ed incolti, troviamo il cane amico fedele, compagno e difensore. Esso non esiste più allo stato selvatico: dovunque è addomesticato e fa società con l'uomo.
Nessuna leggenda ci rischiara sulle sue origini, che si perdono nell'oscurità dell'ignoto. Alcuni ritengono che i cani di tutta la terra appartengano ad un'unica specie, altri invece affermano che essi abbiano diverse origini. I primi considerano i cani come derivati del lupo, dello sciacallo, del buansù, altri pensano che siano il derivato di val i incroci fra l'uno e l'altro dei suddetti animali.
Il Blasius, ad esempio, afferma che per lo scheletro, il cranio e la dentatura il cane è lupo. Tuttavia, l'ossatura del capo del cane europeo è qualcosa di mezzo fra quella del lupo e quella dello sciacallo, e ricorda anche quella della volpe. Da ciò il Blasius deduce che il cane debba essere stato, all'origine, un ibrido di un lupo, di una volpe e di uno sciacallo.
Il Giebel, invece, afferma: «Né con l'ibridismo, né con l'addomesticamento si possono spiegare le varietà di forme dell'intero organismo che troviamo fra i cani; dobbiamo ammettere che le razze canine sono specie particolari nettamente distinte».
Tuttavia, qualunque possa essere l'origine dei cani - questione che non spetta a noi risolvere - è noto che essi ci si presentano oggi con forme quanto mai variate.
Quanto alla mole del corpo essa presenta molto maggiore varietà fra le razze canine che non fra gli altri generi di carnivori. Le razze più piccole non arrivano alla grossezza della testa delle razze più grosse. Anche il colore e la natura del pelame sono fra i più vari: troviamo infatti chiazze e tinte, le più diverse, di bianco, nero e rosso e pelame sciolto e pendente, oppure corto ed irto, morbido o lanoso, liscio o increspato, foltissimo o scarso. Non si conosce altro genere di carnivori, le cui specie presentino una tale varietà nel pelo.
Altrettanto può dirsi per le forme esterne del corpo: le orecchie piccole e dritte del cane volpino, quelle larghe e pendenti del bracco; il capo allungato e sottile, dal muso affilato del veltro, e quello corto e grosso del botolo; le forme varie del muso, del naso, delle labbra, della fronte e degli occhi, il modo vario di tenere la coda, le gambe delicate ed eleganti del cagnolino e quelle muscolose e robuste dell'alano, quelle lunghe e sottili del veltro e quelle corte e storte del segugio; dappertutto esistono meravigliose diversità e una tale varietà di proporzioni, quale non si riscontra in nessun altro genere di carnivori.
L'America è luogo di vita e abitazione di alcuni generi di cani. Per la corporatura essi somigliano molto a quelli domestici, ma hanno abitudini e caratteristiche del tutto diverse. Scavano grandi tane nel terreno, dove depositano i figli e si riparano dalla pioggia e dal freddo. Vivono di caccia e mangiano conigli, caprioli e cervi, ma soprattutto vitelli e puledri. Cacciano da soli o in mute; fuggono l'uomo. Sono animali facilmente addomesticabili.
Caratteri del tutto particolari, poi, hanno i cani che vivono nell'Antico Continente, soprattutto in Oriente. In Egitto, ad esempio, essi trovano dimora nelle rovine e nei vecchi ruderi disseminati attorno alle città. Hanno la mole di un cane pastore, forme tozze; la coda, lunga e folta, penzola tra le zampe. Il pelame è rozzo ed irto ed ha un colore bruno-rosso-sudicio che va sfumando in grigio o giallo. Vivono allo stato selvatico, dormono di giorno, e di notte vanno in cerca di preda. La loro abitazione è composta per lo più di due buchi, con diversa esposizione, dove il cane passa il giorno a dormire, spostandosi dall'uno all'altro con lo spostarsi del sole. Allo scendere delle ombre della notte, i buchi si vuotano e la scena intorno si va animando. Si formano gruppi più o meno numerosi, a volte vere mute; si odono latrati, ululati, brontolii; una carogna li riunisce, di solito, molto numerosi e non si spostano finché non siano rimaste le sole ossa.
Il tempo dell'accoppiamento coincide con quello degli altri cani, e si presenta due volte all'anno, in primavera ed in autunno. Presi giovani, questi cani, sono facilmente addomesticabili e si dimostrano, poi, particolarmente vigilanti e fedeli.
I cani abitanti in Turchia, invece, hanno delle caratteristiche del tutto particolari; si avvicinano per la mole ai cani da pastore, sono coperti di peli corti e di un colore giallastro; si aggirano di notte e aggrediscono l'uomo che si avventuri nell'oscurità senza una luce per le strade della città. Vivono in buche scavate nel fango.
Il cane che vive presso i Tartari Nogai del Mare di Azof è di media statura, assai magro, con peli lunghi, ruvidi, di colore scuro. Nell'inverno i cani si ritirano in truppe verso la città, dove mangiano quello che trovano nelle immondizie e si disputano le carogne.
I cani che più di tutti ci ricordano il cane domestico sono quelli che vivono nel Mezzogiorno. Per la descrizione della loro vita e della loro indole, lasciamo la parola al padre della zoologia, Linneo, che dice del cane: «Mangia carni, cadaveri, vegetali e farinacei; digerisce le ossa; beve lambendo; ha naso umido ed eccellente odorato; corre obliquamente, cammina sopra le dita; quando ha caldo trae fuori la lingua; quando vuol dormire gira a lungo intorno al giaciglio; anche dormendo ha l'udito acutissimo. E' il più fedele di tutti gli animali; coabita con l'uomo; si fa carezzevole all'avvicinarsi del padrone; non sopporta che lo si percuota; è docile, di notte fa la guardia, vigila sugli averi del suo padrone».
I cani sono animali più diurni che notturni. Vanno a caccia sia di giorno che di notte e si radunano volentieri in mute. Mangiano tutto ciò che mangia l'uomo, ma a tutto preferiscono la carne ed in particolar modo quella putrida. Fra i cibi preparati, preferiscono i farinacei, soprattutto se zuccherati; fra la frutta scelgono la più dolce e la più matura. Il cane ha bisogno di nutrirsi almeno due volte al giorno; se la sera si ha cura di sfamarlo bene, vigilerà con maggior zelo ed accuratezza al posto affidatogli. I cani bevono molta acqua, che raccolgono con la lingua ripiegata a forma di cucchiaio.
Il cane si avvezza al tipo di cibo di cui è provvista la zona: così in Norvegia vediamo cani che si nutrono esclusivamente di pesce, mentre, ad esempio, in Ungheria, dove è molto sviluppata la coltura della vite, i cani prediligono l'uva per i loro pasti.
I cani dormono molto, ma ad intervalli, ed il loro sonno estremamente leggero è inquieto e spesso accompagnato da sogni che si manifestano con lo scodinzolare, con sussulti, con brontolii sommessi e con guaiti. Depongono i loro escrementi in luoghi aperti e li ricoprono con terra che gettano indietro con i piedi posteriori. Sudano poco nel corpo, poiché il sudore si secerne attraverso la lingua che sporge dalla bocca quando il cane è affaticato.
I sensi del cane sono acuti. In alcune specie è migliore l'olfatto, in altre l'udito. E' poco sensibile alla luce, mentre lo è in massimo grado ai rumori.
Per quanto riguarda l'intelligenza, enormi differenze esistono fra le varie specie di cani. Ve ne sono alcuni assolutamente incapaci di imparare, mentre altri imparano istantaneamente tutto quanto è loro possibile.
Il cane da macellaio ad esempio è fra gli animali più sanguinari; la sua sete di sangue è ripugnante come la sua rabbia di mordere. E' intelligente e fedele al padrone. Odia il nuoto e non va nell'acqua se non vi è obbligato. I cagnolini bolognesi e leonini sono i classici cani da salotto. Vivono in una dolce vita di ozio, sdraiati sul sofà con la signora, con la quale rimangono giornate intere nella camera da letto, lieti delle moine della padroncina che ricambiano con il dolce sguardo e con il guaito felice.
Il cane di Pomerania è invece di una specie più seria, più intelligente, morde facilmente; come il cane da guardia è vigile ed attento. L'alano è fedele, ma non molto intelligente. Buon guardiano è coraggiosissimo ed è un feroce avversario degli animali più feroci. E' capace di battersi contro tre o quattro uomini, incurante dei colpi, degli spari e delle sue membra rotte. Il cane più intelligente, però, rimarrà sempre il barbone.
Il corpo del cane rivela nell'armonia delle forme la sua intelligenza. Di nessun altro mammifero possiamo dire come del cane, che se avesse la parola non sarebbe inferiore all'uomo per acutezza di intuito, memoria, affetto, riconoscenza.
Come gli uomini i cani differiscono l'uno dall'altro per capacità intellettiva e per caratteristiche fisiche. Ognuno ha proprie qualità e difetti. Il barbone, ad esempio, s'ammaestra da sé, imitando l'uomo dal quale si sforza di imparare; ama il gioco è lunatico, vuole essere operoso, è curioso; distingue perfettamente lo spazio e il tempo, conosce la voce del padrone e il suo passo. Si serve del suo corpo così destramente come l'uomo, ed applica perfettamente la sua intelligenza allo scopo. Il botolo, invece, è sciocco, tardo e flemmatico; il cane da macellaio è bilioso, malinconico e sanguinario; quello di Pomerania è iracondo, ingeneroso, uggioso; gli alani sostituiscono egregiamente i guardiani, acchiappano e strozzano gli uomini; i cani da caccia e i veltri hanno innate doti di cacciatori.
E quali e quanti piccoli e grandi servigi è capace di compiere il cane! Sa aprire e chiudere un uscio; portare il cappello al padrone, distinguendolo fra mille altri dall'odore; sa accompagnare per le strade un cieco e si può essere certi che lo farà attraversare nel punto giusto e al momento giusto. Si sforza sempre, comunque, di essere utile ed è felice se ritiene di aver mostrato intelligenza e si vergogna se sbaglia.
Da tutto quanto abbiamo detto risulta che le razze canine hanno fra loro altrettante differenze nelle forme fisiche che nelle attitudini intellettuali. Una grande influenza sulle capacità del cane viene tuttavia, esercitata dalla persona che lo educa. Possiamo infatti affermare che le donne non sono affatto delle buone educatrici di cani, perciò i cagnolini da signora sono quasi sempre animali uggiosi, viziati, capricciosi e spesso maligni. Il cane del contadino è tozzo, rozzo, ma onesto; il cane educato da un uomo ozioso e fannullone è anch'esso perditempo, pigro e villano molto più di quello del contadino.
Così pure il Cane prende molto dall'ambiente in cui vive: è pulito e ordinato se vive in una casa pulita ed ordinata; è invece ringhioso e misantropo se vive in una casa frequentata da poca gente o con una zitella.
Molte abitudini, però, sono comuni a tutte le specie canine. Così, ad esempio, abbaiano e ululano alla luna senza che se ne sia potuto trovare il motivo. Inseguono tutto ciò che si muove velocemente davanti a loro: sia un uomo o un animale, una palla o una pietra, cercando di afferrare l'oggetto. Così pure tutti i cani odiano i gatti e i ricci e provano un particolare piacere nel tormentarli, anche se a volte dalle zuffe escono malconci. Un altro meraviglioso particolare dei cani è la loro capacità di presentire i mutamenti atmosferici.
Il Cane è dotato di uno spiccato senso di simpatia ed antipatia. Vi sono persone che all'entrare in una casa sono immediatamente accolte con grandi dimostrazioni di affetto dai cani, anche se sono loro completamente sconosciute. Altre, al contrario, non riescono mai a guadagnare completamente la fiducia e l'affetto dei cani.
Fra loro, non vanno normalmente molto d'accordo. Al primo incontro, due cani che non si conoscano cominciano a fiutarsi a vicenda, poi digrignano i denti e infine iniziano un attacco in regola, a meno che teneri rapporti prevalgano. Spesso capita che due cani dello stesso sesso stringano fra loro una solidale amicizia; in questo caso si cercano, si aiutano a vicenda e si prestano soccorso l'un l'altro in caso di bisogno. A volte persino la nota inimicizia tra cane e gatto riceve dai fatti una netta smentita.
L'istinto sessuale è molto energico nei cani; si manifesta in tutte le specie come l'espressione di una violenta passione, come un'ebbrezza, una specie di malattia passeggera... Se non può soddisfare l'istinto il Cane si ammala e può persino - come vedremo - diventare rabbioso. In ciò il cane maschio non differisce dalla femmina, sebbene in questa la cosa si manifesti sotto un altro aspetto. La Cagna due volte l'anno, in febbraio e in agosto, è in calore, e in questo stato rimane da 9 a 14 giorni. In questo periodo particolare essa raduna intorno a sé tutti i cani del vicinato, anche quelli che vivono molto lontani da essa. Non si è ancora capito come questi possano sapere che una cagna è in calore, tuttavia è certo che la notizia si propaga fra i cani con grande rapidità Il contegno dei due sessi è veramente interessante: il cane maschio segue eccitatissimo la cagna e tenta di cattivarsene il favore. La femmina intanto si mostra sgarbata, morde gli amanti che ad essa si avvicinano, brontola in continuazione ma infine sembra concludere la pace e si abbandona alle esigenze dell'istinto, vivendo in poligamia con più di un maschio.
Sessantatrè giorni dopo l'accoppiamento la cagna partorisce in qualche oscuro cantuccio da tre sino a dieci piccoli, ma generalmente quattro o sei. In casi rarissimi i nati possono arrivare a 15 e persino a 20. I piccoli nascono con i denti incisivi già sviluppati e gli occhi chiusi, e così restano per 10 o 12 giorni. La madre li ama teneramente, li allatta, li lecca, li riscalda, li difende e spesso li porta da un posto all'altro afferrandoli dolcemente con i denti per la collottola.
Si dice che la cagna abbia sempre un prediletto fra i suoi nati e che si può con certezza riconoscere quale sia, togliendo tutti i piccini dal sito ove la madre li ha deposti. Quello che la cagna prenderà per primo per riportarlo all'antico giaciglio, sarebbe appunto il prediletto.
Di solito si lasciano alla madre due o tre cuccioli per non farla indebolire troppo, poiché i piccoli succhiano molto latte. I cagnolini si lasciano poppare per sei settimane circa, poi questi cominciano una nutrizione normale. Nel terzo o quarto mese cambiano i primi denti, nel sesto non si occupano più della madre e dopo il decimo, talvolta al nono mese, sono essi stessi atti alla riproduzione.
Verso il dodicesimo anno il Cane entra nella vecchiaia. Ciò si manifesta sia nel fisico che nelle abitudini; i peli incanutiscono sulla fronte e sul muso, il pelame in generale perde la lucentezza della gioventù; i denti sono smussati a cadono. L'animale diventa pigro, indifferente, stanco; alcuni perdono la voce e diventano ciechi. Si conoscono esempi di cani che hanno raggiunto i 20 e anche i 30 anni, ma sono casi rarissimi.
I cani sono soggetti a molte malattie. Una delle più frequenti è la rogna che è spesso conseguenza di un'alimentazione troppo grassa e salata, di acqua cattiva, di sudiciume. I cani giovani soffrono, spesso, di cimurro, una sorta di raffreddore che determina l'infiammazione della mucosa nasale. Ma la malattia di gran lunga più tremenda è la rabbia.
Questo terribile male si manifesta nei cani adulti per lo più in estate nel momento del maggior caldo o in inverno, nel periodo più rigido. La scarsezza di acqua ed il mancato soddisfacimento degli istinti sessuali sembrano le principali cause del suo sviluppo.
Il Cane affetto da rabbia muta contegno, diviene arcigno anche con il padrone, è malinconico, sonnolento, cerca il caldo, beve avidamente ma a piccoli sorsi, non mangia, è irrequieto. La voce gli si muta in un rauco e fioco ululato, inghiottisce con molta difficoltà, l'occhio si intorbida e, via via che il male cresce, morde ogni cosa che gli capita a tiro. A mano a mano che la malattia progredisce, la lingua si fa più grossa e gonfia fino a impedirgli completamente di nutrirsi. Inoltre la contrazione dei muscoli faringei gli rende impossibile bere; e il cane viene preso dalla fobia dell'acqua. A questo punto la malattia si manifesta in rabbia tranquilla o in rabbia furiosa. In tutti e due i casi l'animale muore fra atroci spasimi dopo sei o otto giorni.
Il sintomo più sicuro della buona salute di un cane è il naso freddo e umido. Se, infatti, il naso è asciutto e caldo, sicuramente il cane sta male e, in questo caso, bisogna tenerlo a dieta, al caldo, e poi purgarlo con olio di ricino.
I cani sono tormentati dai parassiti. Soffrono terribilmente per le infestazioni di pulci, pidocchi e anche di zecche, che si possono tuttavia ben combattere con l'insetticida in polvere. Ben più difficile è liberare il Cane dalla tenia, alla quale vanno pure soggetti soprattutto quelli da caccia per la loro abitudine a divorare gli intestini degli animali morti.
Posta questa premessa generale sui caratteri fisici, sulle abitudini e sul modo di vita dei cani, ci vogliamo soffermare su quelli che la maggior parte dei naturalisti considera come i progenitori dei cani moderni.


KOLSUN O DOLE (Cuon dukhunensis)

Abita il Decan, le giogaie di Nilagiri e le località selvose della costa orientale del Coromandel; raramente capita di vederlo, tanto che molti indiani lo considerano un essere fantastico, creato dall'immaginazione degli indigeni. In realtà esso è un animale assai pauroso, che vive nascosto nelle giungle e nelle folte boscaglie.
Il corpo del Kolsun è lungo circa 95 centimetri; la coda raggiunge i 20 centimetri e l'altezza 40 centimetri circa. Il colorito è rosso-bruno; più scuro sulle gambe, sulle orecchie, sul naso e sull'estremità della coda - folta e penzolante - e più chiaro nelle altre parti.
Le abitudini del Kolsun sono piuttosto singolari: si aduna in mute più o meno numerose, formate da un numero di individui che varia da 50 a 60 e, contrariamente agli altri cani, fa la caccia in silenzio, facendo udire la sua voce solo a lunghi intervalli. Il suo grido, poi, non è un latrato ma piuttosto un guaito lamentoso. Tutti i naturalisti concordano nel considerarlo un ottimo cacciatore, dotato di perseveranza e di coraggio.
Nessun animale dell'India, fatta eccezione per l'elefante e il rinoceronte, può misurarsi col Kolsun. Scovata la preda, la muta si pone all'inseguimento, predisponendo un piano di accerchiamento della vittima. E con meravigliosa tenacia insiste fino ad aver raggiunto ed ucciso la preda. I kolsun assistono perfettamente indifferenti alla strage di gran parte di loro nelle azioni più pericolose contro le tigri e gli orsi; vedono sbranare anche più di dieci compagni, ma non perdono coraggio, si precipitano con sempre nuovo ardore sull'avversario che, infine, esausto di forze, è certamente sbranato. Ed è proprio a queste lotte sanguinose con i più grossi carnivori che si attribuisce il basso numero di Kolsun. Non aggredisce mai l'uomo che, al contrario, come abbiamo già detto, cerca di evitare; ma se viene aggredito, mostra il suo coraggio anche contro di lui.


BUANSU' O BUANSUAH (Cuon alpinus)

Nella forma, nell'indole e nei costumi somiglia molto al Kolsun. Infatti anch'esso è pauroso e vive nelle folte boscaglie e in luoghi inaccessibili all'uomo.
Il Buansù tuttavia, pur facendo la caccia in branchi, differisce dal Kolsun per i continui suoni che emette correndo e che sono quasi un ruggito, del tutto diverso dalla voce del Cane domestico e dall'ululato del lupo. Il numero dei componenti del gregge varia fra gli 8 e i 12 individui.
Si ritiene che il Buansù si faccia guidare molto più dal suo olfatto, sviluppatissimo, che dall'udito. Esso ha uno strano desiderio di aggredire, ammazzare o di scacciare le belve più feroci; non disdegna però anche la caccia alle pecore e alle capre. I buansù sono animali addomesticabili, e dimostrano un grande attaccamento al loro padrone, al quale si affezionano in modo straordinario.
Sia il Kolsun che il Buansù vivono allo stato selvatico, per cui pare impossibile affermare che discendono da cani domestici, i cui antenati si siano sottratti all'uomo e inselvatichiti.


ADJAK (Cuon rutilans)

Pur conservando molte delle caratteristiche dei due precedenti, l'Adjak ha un aspetto particolarmente feroce. Corre, siede, si accovaccia come un cane domestico, ma basta uno sguardo per riconoscere in esso un animale del tutto diverso. L'Adjak appare più selvatico di qualsiasi altro dei suoi affini allo stato libero. Di giorno dorme quasi sempre, di notte al contrario è molto vivace. Si ciba solo di carne.


CABERU (Canis simensis)

E' un tipico abitante dell'Africa, e particolarmente dell'Abissinia. Il pelame da cui è coperto il suo corpo lo fa somigliare ai cani domestici. Tuttavia anche il Caberu, come tutti i cani selvatici, non abbaia, ma emette un lungo urlo. Si ciba per lo più a spese di gregge di pecore, ma dà anche la caccia alle antilopi. Come le iene e gli altri cani selvatici si ciba pure di carogne e di insetti. Per la caccia si aduna in mute di parecchi individui tutti allo stesso modo ferocissimi.
La mole del Caberu è quella di un forte cane da pastore. Ha una lunghezza di 1 metro e 25 centimetri circa, di cui 30 centimetri per la coda; all'alto del dorso è di 46 o 48 centimetri, è snello ed ha la testa simile a quella della volpe; ha una coda folta ed arruffata. Il dorso ed i fianchi sono di un colore rosso-bruno; il petto, il ventre e la seconda metà della coda sono invece neri.


DINGO (Canis dingo)

E' originario dell'Australia, dove rappresenta il solo carnivoro che non appartenga ai marsupiali. L'aspetto, il colore, la complessione del Dingo ricordano la volpe, sebbene questa sia meno forte e grossa.
Il colore del pelo è rosso-chiaro, cosparso qua e là specialmente sul dorso e sui fianchi, di peli neri. Il muso è lungo ed aguzzo, le orecchie-corte, la coda folta e penzolante, l'occhio piccolo e obliquo, lo sguardo maligno. La conformazione è forte e tarchiata. Abita anch'esso le folte foreste, le gole coperte di boschi e le steppe. E' il nemico più accanito dei coloni allevatori di bestiame.
Il suo modo di vita somiglia a quello della volpe: vive di giorno nascosto nella sua tana ed esce di notte in cerca di preda. Come la volpe va a caccia da solo e rarissimamente si unisce in branchi. A volte, però, avviene che attorno ad una carogna si riuniscano anche in molti.
Il Dingo si ciba volentieri di pecore, ma non disdegna i canguri ed altri più piccoli o più grossi animali della foresta. Spesso il Dingo si accoppia con cagne domestiche, generando prole che è più grande e più selvatica degli altri cani domestici. La femmina dingo partorisce di solito nella tana o fra le radici degli alberi 6 o 8 figli, dei quali poi ha una grande cura. Non è un animale addomesticabile, anche se in qualche caso è riuscito a convivere con l'uomo, dimostrando fedeltà e affetto.